mercoledì, 27 settembre 2006, 13:47

Io e la matematica
 
Tanto per restare in tema, io e la matematica siamo un’equazione impossibile. Del tipo: io sto alla matematica come il salame sta a pane e Nutella. Entrambi buoni, ma che mangiati insieme fanno schifo – mi si passi il termine poco fine. Ecco, per me è così. La matematica servirà pure a qualcosa ma a me non me ne frega una beata mazza sapere o no che la retta è un insieme infinito di punti.
Per capire meglio le ragioni della mia intolleranza ai numeri, occorre fare un salto indietro.
Elementari, terza o quarta, non ricordo. Fino ad allora mi divertivo con gli insiemi, ma una cosa era contare quante palline stavano dentro e quante fuori, un’altra… beh, un’altra erano le divisioni. Mi spiego. Ma guarda un po’, a scuola sono assente proprio quando la maestra le spiega e, nonostante tentino di farmele capire sia lei che genitori e amici, niente, ogni tentativo è nullo. In cambio ho però capito che con aritmetica, algebra, geometria e affini io non ho niente a che fare.
Se si facesse un referendum per l’abolizione delle materie scientifiche io voterei assolutamente sì, perché è statisticamente provato che se io voglio fare la scrittrice la giornalista l’avvocatessa l’archeologa non avrò bisogno di eseguire un’equazione.
Insomma, io ho una dote particolare per la scrittura, ma se mi chiedi cos’è un parallelogramma mi rovini la giornata e se mi metti davanti un’espressione, io vomito.
 
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mercoledì, 20 settembre 2006, 14:11

Vipere, oche, galletti e secchioni: sopravvivere nella giungla della propria classe è possibile???
La scuola, si sa, è un vero stress, e ormai non c’è nemmeno più il bisogno di ripeterlo.
Ma impresa ancor più ardua è riuscire a passare i cinque anni del liceo con i propri “adorati” compagni di classe.
Ad esempio, nella “mia” classe siamo ventisei ragazze e soltanto cinque maschi. E di chiacchiere se ne fanno a valanghe…
Be’, ammetto di averne fatte anch’io, ma mai come il celebre trio dell’AveMaria, ovvero quel minuscolo gruppo di oche selvatiche che passano il loro tempo a sfogliare riviste di gossip e a correre dietro a ragazzi che, di certo, non perderanno mai il proprio tempo con loro. Scimmie e panterone, chiamatele come volete, anche galline se vi va, perché tanto rimarranno sempre le solite ragazzine svampite e frivole, vuote dentro e pure fuori, simili nell’aspetto a un incrocio tra un babbuino e Platinette, finte bamboline col cuore di pietra, bastarde, invidiose e pettegole. Insomma, impossibile farsele amiche.
Al primo banco della mia classe c’è invece la tipica ragazza introversa-punk, diafana e scarna, quella che entra in classe e non dice nemmeno buongiorno, persa in chissà quale assurdo pensiero filosofico. Osserva gli altri, si rifugia nella lettura e scrive poesie, solitamente con un tono cupo e malinconico e su un qualunque tema esistenziale. Inutile discutere con lei di moda, come si potrebbe?, è sempre vestita di nero o viola e indossa anfibi di pelle, anche a Ferragosto, che registrano una temperatura interna di +300° C. Oh, devo dire che i primi mesi di scuola mi sono trovata molto bene con lei, ma dopo un paio dei suoi discorsi a dir poco angoscianti ho ritenuto opportuno staccare la presa…ho sbagliato???
In quale classe, poi, non c’è il maschiaccio di turno? Sì, proprio quella ragazza che alla compagnia femminile preferisce una rissa con i boys, allo shopping una partita alla PlayStation e ai commenti su cantanti e attori quelli sull’ultima giornata di campionato. In pagella ha tutti quattro e cinque e il suo voto più alto è quell’otto in ed. fisica che sfoggia con orgoglio e presunzione. Del resto, come darle torto? A scuola l’unico suo interesse è battere i maschi nella corsa e vincere una partita di pallavolo. E con me, che ho sempre odiato lo sport, lei non ha niente a che fare.
L’ultimo posto della fila centrale è occupato da quella che vive nel suo mondo, guarda i Simpson (e non ne perderebbe un puntata nemmeno se crollasse il mondo) e ascolta musica strana di gruppi che conosce solo lei (saranno suoi parenti?). La ragazza in questione ti rivolge la parola una volta al mese se tutto va bene, si diverte a disegnare, a colorare e il suo astuccio contiene un’innumerevole quantità di penne da far invidia ad una cartoleria. Quest’anno ha festeggiato il compleanno di venerdì 17…coincidenza???
Poi c’è l’alternativa. Aria tranquilla, mente brillante, timida ma con idee chiare. Lei, comunista-socialmente impegnata, ascolta musica rock, è atea e pacifista, veste sempre di rosso e ha una maglietta con la scritta CCCP…con chi va d’accordo? Beh, con l’unico ragazzo che condivide le sue stesse idee: cappello alla giamaicana e capelli lunghi, magliette extra-large e jeans calati, anti-americano e filo-sovietico, ha sempre un volantino in mano, è membro attivo di un centro sociale ed è sempre in prima fila nelle assemblee, specialmente se si parla di organizzare occupazioni e manifestazioni. Siccome condivido, più o meno, le loro idee, è giusto non commentare. Sarei di parte.
E siccome siamo in democrazia, come tralasciare i destrioti? A questa categoria nella mia classe appartengono solo due ragazzi. Secondo me in realtà di politica non capiscono niente, però fingono di interessarsi a ciò che accade intorno a loro per puro divertimento. No, loro non hanno caratteristiche precise, se si tralascia il fatto che sono i classici “figli di papà” che del mondo non hanno capito un bel niente. Esagero?
Vi ricordate del perfido Trio di cui parlavo prima? Beh, affine a quelle tre ochette c’è un’altra specie di pennuto, la “civetta”. Dicesi, con questo termine, la tipica ragazzina viziata e capricciosa, con il corpo da Barbie, alta, magra, occhi azzurri e capelli lunghi-biondi-sempre in ordine. Lei, che cammina e sculetta, e ammicca con il suo sguardo furbo a qualunque essere di sesso maschile disponibile e dall’aspetto decente. Lei, che veste all’ultima moda e se la tira in modo assurdo. Lei, che si crede una vamp, che non ha un briciolo di intelligenza e che, se a scuola fa tardi o non ha potuto studiare, inventa le peggiori scuse e tutti i prof le credono. Agli occhi dei genitori è una santarellina, ma in realtà è tutt’altro, disposta a fregarti il ragazzo senza farsi scrupoli solo per il gusto di essere al centro dell’attenzione… insomma, noi, ragazze con un po’ di intelligenza, la odiamo… ma è pericolosissimo farsela nemica.
Arriviamo al comunissimo esemplare che esiste (purtroppo) da generazioni intere e che (ancora purtroppo) nessun cataclisma, invasione barbarica o sommossa popolare è riuscito mai a debellare: la secchiona. In ogni classe ce n’è una, da sola o riunita in un minuscolo branco di suoi simili. Brutta e eternamente sfigata, per far fronte alla sua infelicità si butta, come il Leopardi, in uno studio “matto e disperatissimo”. Riesce a studiare senza problemi anche 40 pagine e ripeterle con altrettanta perfezione, non arriva mai a scuola impreparata, è l’unica in grado di fare una versione di greco impossibile quando il resto della classe è nel panico più totale, logicamente ai compiti ritiene peccato mortale suggerire (sì, perché lei è religiosissssssima) ed è capace di azioni crudeli come denunce anonime e falsa testimonianza pur di apparire perfetta agli occhi dei prof. Nel discutere con lei di tendenze giovanili si ha la stessa sensazione di quando si parla al muro, ascolta musica classica, ha pochi amici e il suo unico interesse è la lettura. Con lei non sono mai riuscita a fare un discorso completo. Mi stanco prima.
Diciamo che nella mia classe ci sono talmente tanti esemplari che io stessa ne ho perso il conto…
All’ultimo banco in fondo ci sono le Vasco-dipendenti, ma troviamo anche quella perennemente a dieta che è capace però di divorare uno yogurt al mattino, cappuccino o tè (a scelta) al cambio dell’ora e, durante la ricreazione, pizza, cioccolata e varie merende a scrocco dagli altri. Non potrei mai dimenticare la stronzetta presuntuosa e saputella, che sa di essere intelligente ma la sua frase tipica è “Oddio, quella di mate oggi mi interroga e io non ho studiato”. Poi prende 8 e mezzo.
 
A volte mi chiedo se solo io ho l’impressione di non trovarmi in una classe, ma in una giungla, dove appena fai un passo falso puoi inciampare in un tronco e cadere a terra.
Se anche voi avete la mia stessa idea, saranno ben accetti i vostri commenti, tanto per non farmi sembrare un caso isolato.
E se siete a conoscenza di altri esemplari con caratteristiche comuni, parlatemene.
Mi raccomando: occhi sempre aperti, ragazzi, e guardatevi le spalle dai vostri compagni.
 
Baci baci…
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