Oggi inauguriamo una nuova rubrica che momentaneamente non ha nome ma si chiama solo nuova rubrica (in realtà ho pensato ad alcuni titoli tipo “sprazzi di nostalgia” o “l’infanzia di una blogger dalla mente deviata”, ma fanno poco cùl. Se in ascolto c’è qualcuno dotato di fantasia – e so che c’è – è pregato di farsi sentire).
D – di cosa si occupa questa rubrica?
R – racconterà episodi inediti dell’infanzia di Pinkaholic. Dai cartoni animati alla posta di Sonia, all’amore per suo cugino. Servirà, in sostanza, a far luce sulla sua attuale persona rivelandoci una volta per tutte a cosa dobbiamo il suo ego malato.
Amo storpiare le parole per crearmi un mio vocabolario personale, e sono certa che prima o poi porterò a termine la mia opera omnia. Comunque. Prima di ciò, eccovi due esempi eloquenti e del tutto involontari:
1.da bambina ero assolutamente convinta che la canzone di Battisti dicesse “in fondo all’anima c’è l’immensi” (in virtù dell’insegnamento elementare in cui la frase si compone di soggetto+verbo+complemento), così ho passato svariati anni pensando che l’immensi fosse un modo poetico di dire immensità.
2.avete presente l’abat jour che si mette sul comodino? Io la chiamavo basciù. Da quando, alle medie, studiando francese, ho scoperto la cruda verità, la chiamo semplicemente lampada. Giuro.


