Il primo si chiamava Alessandro. Biondo, occhi azzurri e pelle chiara: all’asilo piaceva a tutte, anche a me e alla mia migliore amica. Un giorno, mentre giocavamo a casa mia, iniziammo a cantare Bello e impossibile e Debora disse a mia madre che era dedicata al suo cane. So che l’anno scorso si è trasferito in Argentina con la famiglia, che suo padre lavora in ambasciata, che la madre conosce la lingua perché è spagnola. Ho rivisto il fratello: più piccolo, è la sua fotocopia ma con meno inchiostro.
In prima elementare venni a sapere che piacevo a Valerio, un ragazzo dalla pelle olivastra e i capelli scuri. Una volta entrai in prima bi e nella confusione di quella classe lui si alzò e mi diede un bacio sulla guancia. In pochi lo notarono. Ancora oggi, se con i vecchi amici capita di ricordarci di lui, io arrossisco.
Poi mio cugino mi disse se volevo mettermi con Riccardo, un bambino della mia classe che non parlava mai, e quando lo faceva si capiva ben poco, con la sua voce roca. Mentre il cugino nella classe affianco faceva scintille tra le mie amiche, lui spesso incrociava le braccia, posava la testa sul banco e si addormentava.
In terza persi la testa per Federico e Salvatore. Non ricordo bene il perché e neanche quale dei due incontrai prima: so solo che loro non sapevano neppure che io esistessi, tanto li attirava a sé quella che nel frattempo aveva rimpiazzato Debora.
In prima media ero in classe con Davide, nipote di un arbitro coinvolto in Calciopoli, e a me non piaceva affatto. Interrotti i rapporti dopo gli esami, un mese fa qualcuno gli ha lasciato il mio contatto msn: da quanto ho capito è un emo malriuscito.
Quindi fu il turno di Paolo, e lui mi piaceva davvero. Amava il basket, tifava Parma e ascoltava i Guns n’ Roses. Lo riconoscevo ogni volta da quel suo modo strano di stare sul motorino, che era troppo alto e sempre un po’ in bilico. non so perché gli dissi di no. L’ultima volta che ci siamo parlati è stato una o due estati fa: mi ha detto ridendo che sono cambiata. Ora sta con una mia compagna di classe, studia Giurisprudenza e se ci incontriamo non ci salutiamo nemmeno più. Inutile dire che di quel no mi sono pentita tante volte.
Daniele era ed è ancora molto carino. Forse troppo magrolino, ma con due occhi azzurri da lasciare senza parole. Di lui non ho mai parlato con nessuno, visto che è stato anche il ragazzo della Memi e l’amicizia per me è una cosa più che sacra.
In quarta ginnasio piacevo a Francesco, quello che sul blog ho spesso chiamato Woodstock. Il giorno di San Valentino mi mandò un messaggio alle sette di mattina per farmi gli auguri, ma io alla fermata dell’auto lo salutai come sempre. Per tutto il giorno ho notato che c’era qualcosa di strano e non riuscivo a capire cosa. Per forza, il messaggio l’ho letto solo dopo pranzo.
Alla fine è arrivato Lui, quello che non voglio nemmeno nominare perché è una cosa troppo importante e la rovinerei. Ama la poesia, odia il calcio e la politica e non andiamo d’accordo su niente: non tollera nemmeno quando mangio il miele, che a lui non piace e io invece affogherei nel barattolo.
Non so il perché di questo post, ma sono appena tornata a casa dopo una cena dai miei nonni materni. Domenica prossima saranno cinquanta gli anni del loro matrimonio, e io mi sono commossa vedendo le foto del loro viaggio di nozze a Roma, che a dirlo oggi viene da ridere, e scoprendo che mio nonno porta ancora nel portafoglio una foto che la nonna gli regalò da ragazza.
Bentornato blog.